‘Sì suave è l’inganno’

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‘Sì suave è l’inganno’

‘Sì suave è l’inganno’

‘Sì suave è l’inganno’

musiche fiorentine al tempo di Niccolò Machiavelli

 

 

 

 

Philippe Verdelot                       Quanto sia lieto el giorno (Machiavelli)

Bernardo Pisano                                   Nova Angeletta (Petrarca)

P.Verdelot                                            Chi non fa prova Amore (Machiavelli)

P.Verdelot                                            Donna che sete (Martelli)

P.Verdelot                                   Madonna, per voi ardo

P.Verdelot                                   Sì suave è l’inganno (Machiavelli)

P.Verdelot                                   Oh dolce notte (Machiavelli)

P.Verdelot                                   Madonna, qual certezza (Dragonetto)

P.Verdelot                                            Amor, io sento l’alma (Machiavelli)

B.Pisano                                         El ridir, ciò … (Petrarca)

P.Verdelot                                            Italia, Italia

l’Homme Arme’

Fabio Lombardo, direzione

 

“Et non crediate che amore a pigliarmi habbia usato modi ordinarii, perché, conoscendo non li sarebbono bastati, tenne vie extraordinarie, dalle quali io non seppi, et non volli guardarmi. Bastivi che già vicino ai cinquant’anni, né questi soli mi offendono, né le via aspre mi straccano, né le oscurità delle notti mi sbigottiscono. Ogni cosa mi pare piana …”

Queste le parole che annunciano all’amico Francesco Vettori, trattenuto a Roma alla corte papale, la deflagrazione dell’amore per la cantante Barbara Salutati, la bella Barberina che consolerà lo spleen del segretario fiorentino, esiliato a S.Casciano a causa della restaurazione medicea. Proprio negli anni successivi alla stesura de Il Principe, Machiavelli “lasciato i pensieri delle cose gravi” si era convertito “in ragionamenti dolci”. Solo pochi mesi prima aveva descritto disperato all’amico la vita che conduceva là in villa, dove rinvolto dentro ai pidocchi … trae il cervello di muffa … giocando a tricca e a triche-trac all’osteria, sfogandosi così contro la malignità della sua sorte … “sendo contento la mi calpesti per questa via, per vedere se la se ne vergognassi.” Poco dopo si era innamorato di questa “creatura tanto gentile, tanto delicata, tanto nobile e per la natura e per accidente” da non poterla “né tanto laudarla né tanto amarla che la non meritasse più”

Sarà forse in memoria di questo rapinoso amore che, dieci anni dopo, nella Clizia, pennellerà lo sfogo di Sofronia contro gli amori senili, i quali fanno sì che “le faccende si stracurano, e poderi si guastano, e traffichi rovinano …”.

Ma tant’è: la forza dell’amore è tale che benché gli paia essere entrato in gran travaglio … “tamen io ci sento dentro tanta dolcezza, sì per quello che quello aspetto raro et suave mi aarca, sì etiam per avere posto da parte la memoria di tutti e’ mia affanni, che per cosa del mondo, possedendomi liberare, non vorrei …”

* * *

Sullo sfondo dei rivolgimenti politici fiorentini nacque proprio in quegli anni nell’ambiente fiorentino una maniera nuova di concepire l’espressione musicale, il madrigale, e uno dei principali artefici di questa ‘invenzione’ fu Philippe Verdelot, compositore francese, in Italia probabilmente dall’inizio del secolo, arrivato a Firenze intorno al 1521. Divenuto maestro di cappella del battistero di S.Giovanni nel 1523, questo musicista ebbe modo di frequentare i migliori circoli letterari del tempo (tra Roma e Firenze) e, forse anche per questo, di sviluppare una particolare capacità di far aderire la musica al testo ‘secondo la proprietà delle parole’: quella caratteristica che avrebbe segnato in maniera determinante lo sviluppo del madrigale durante tutto il Cinquecento.

La scelta dei madrigali inseriti in questo programma si intreccia continuamente con i temi trattati nelle lettere o nei frammenti teatrali. E questo intreccio non poteva trovare migliore terreno delle musiche composte da Verdelot per i cori della Clizia e della Mandragola (Chi non fa prov’Amore, O dolce notte, Quanto sia lieto il giorno, Sì suave è l’inganno). L’amore è il tema centrale di tutti i brani, anche con risvolti filosofici. Ma non poteva mancare, a conclusione, un testo legato all’altra grande e più famosa ‘passione’ di Machiavelli, quella politica: un madrigale che è al tempo stesso  una lamento per le sorti di questa terra travagliata, e un invito ad un moto di orgoglio.

Italia, Italia ch’hai sì lungamente

Dormito nella tua maggior tempesta

Svegliati et alza l’honorata testa

Et agl’ultimi dann’hor pon ben mente.

Organico: 4 voci, liuto, direttore, voce recitante