Quasi aurora

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Quasi aurora

Visioni sull’Amor sacro

  musiche di Giovanni Pierluigi da Palestrina e Olivier Messiaen

 

 

L’HOMME ARME’

 direttore

Fabio Lombardo

 

 

Il programma ha un taglio dichiaratamente ‘visionario’, sia nel mettere in scena (musicalmente parlando) alcune visioni sul tema dell’amor sacro (alcune più sfumate, altre più nette), sia nell’intento di stimolare l’ascoltare stesso nella produzione di ‘visioni musicali’.

Fare queste affermazioni presentando un programma che affianca musiche vocali di due autori come Giovanni Pierluigi da Palestrina e Olivier Messiaen, potrà sembrare un azzardo o una provocazione. E’ certamente un accostamento inconsueto: da una parte musiche nel più perfetto stile tardo rinascimentale (lo ‘stile palestriniano’, che è diventato un modello musicale per i compositori dei secoli successivi), composte su testi tratti dalle sacre scritture; dall’altra, musiche di uno dei compositori francesi più innovativi della metà del Novecento, inventore di uno stile assolutamente personale, scritte su testi surreali (dello stesso Messiaen). Ma la visionarietà sta oltre che nell’impaginazione del programma (che prevede tra l’altro una particolare alternanza di luci), nello stesso taglio interpretativo, nel modo di affrontare musica puramente vocale.

Se da un lato il Cantico dei Cantici non ha bisogno di alcun commento verbale, giacché i commenti e le interpretazioni sono pressoché infinite, i testi dei Cinq Rechants, scritti dallo stesso compositore, meritano qualche parola di introduzione. All’inizio della partitura l’autore scrive: “Cette oeuvre est un chant d’amour. Ce seul mot suffit à guider les chanteurs dans l’interpretation du poème et de la musique.” Basterebbero queste poche parole a introdurre il tema. I testi sono composti in un’alternanza libera di versi in francese (un francese surrealista) con versi in una lingua “immaginaria o pseudoindù” costruita basandosi sulle caratteristiche foniche delle componenti sillabiche. Se le parti in francese sembrano accostare (con un analogia figurativa con la pittura di Marc Chagall) un’insieme di figure mitologiche (dalla storie di Artù alla mitologia greca), le parti in lingua immaginaria sembrano evocare un mondo di incantesimi, forse in analogia con il filtro d’amore evocato sin dall’inizio. In queste parti troviamo ulteriore testimonianza delle incursioni musicali di Messiaen in altre culture del mondo, sia sudamericane che indiane.

Tutti i brani vocali sono intercalati da alcune tracce elettroniche, una sorta di brevi sipari sonori, create e realizzate con modernissime tecnologie dal giovane sound designer Simone Conforti a partire dal frammento del testo di Qohelet da cui prende il titolo il programma.

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