L’Amfiparnaso

L’Amfiparnaso

L’Amfiparnaso

commedia armonica di Orazio Vecchi

ORAZIO VECCHI

(1550-1605)

Amfiparnaso (1597)

Benché siat’usi, o spettatori illustri (prologo)
O pierulin dov’estu? (atto I, scena I)
Che volete voi dir (atto I, scena II)
Or per vegnir (atto I, scena III)
Misero, che farò (atto II, scena I)
Vien’a qua Zanico lindo! (atto II, scena II)
Oh, ecco il Capitano (atto II, scena III)
Ecco che più non resta speranza (atto II, scena IV)
Ah! Isabella che fai? (atto II, scena V)
Daspuò ch’ho stabilìo (atto III, scena I)
Ancor ch’al parturire (atto III, scena II)
Tic tac toc (atto III, scena III)
Lassa che veggio? (atto III, scena IV)
Rallegratevi meco (atto III, scena V)

Insieme vocale “l’Homme Armé”

Fabio Lombardo, direzione

L’Amfiparnaso può essere considerato il punto culminante di una tendenza dell’epoca secondo la
quale si riteneva di potere raggiungere il massimo dell’espressione nell’accostamento di affetti
diversi, ed in particolare nel contrasto tra il “grave” e il “piacevole”. L’inedito accoppiamento dei
due Parnasi, “di Commedia & di Musica”, al quale il titolo (doppio Parnaso) fa riferimento, poteva
riuscire solo all’ingegno di un compositore particolare quale il modenese Orazio Vecchi, e alla sua
scelta di non “dar repulsa à quei pensieri Musicali, che per naturale inclinatione” gli si offrivano
nella loro ricchezza all’intelletto. Grazie ad una sorta di virtuosismo compositivo egli riesce a
riunire in forma in qualche modo narrativa tutta una serie di variegati e contrastanti elementi; primo
fra tutti l’utilizzo di “diversi linguaggi”, sia sul piano letterario (i vari personaggi parlano lingue e
dialetti diversi: bergamasco, veneziano, spagnolo, bolognese …) sia sul piano musicale, accostando
madrigali di carattere grave a canzonette che riecheggiano stili musicali diversi, come ad per
esempio, giustiniane di area veneziana, cadenze e intonazioni spagnoleggianti, villotte alla
padovana, grechesche, ecc.. E questo con il preciso disegno di caratterizzare e distinguere i vari
personaggi della vicenda.
Il soggetto dell’Amfiparnaso è infatti costruito su alcuni dei principali caratteri della Commedia
dell’Arte. Vi troviamo così il vecchio veneziano Pantalone, che si divide tra le preoccupazioni di
padre che deve sistemare la figlia e i vani tentativi di sedurre la cortigiana Ortensia; il bolognese
Dottor Graziano, che da presunto erudito qual è a un certo punto canta il famosissimo madrigale di
Cipriano de Rore, storpiandolo interamente; il servo Pedrolino, ingenuo e fedele, che capisce
sempre fischi per fiaschi; il Capitan Cardone, uno spagnolo un po’ spaccone, sempre dedito a
conquiste militari e amorose.
Le vicende dei vari personaggi sono intenzionalmente assemblate in forma di scene variamente
delineate: facendo “gran risparmio di sentenze”, alcuni momenti sono appena accennati e altri più
ampiamente definiti, in modo da rispondere all’intento di rappresentare alcuni momenti della vita
quotidiana. Infatti, come scrive l’autore rivolgendosi ai lettori della prima edizione a stampa (1597),
l’opera “rappresenta sotto diverse persone, quasi tutte le attioni dell’huomo privato, la onde come
specchio dell’humana vita, ha per fine non meno l’utile, che’l diletto, e non il movere solamente à
riso, come forse alcuni si faranno à credere”. Il luogo rappresentato è “il gran Theatro del mondo”
che “si mira con la mente, dov’entra per l’orecchie, e non per gl’occhi”.

Organico: 5 cantanti, 1 cembalista, direttore