Fiesole, In time for (Steve Reich 80), 13-15/07/2016 L’ape musicale rivista d’arte,musica e cultura

Reich e il Magister

di Rossella Rossi

In occasione degli ottant’anni di Steve Reich, omaggio e confronto con l’opera del Magister Perotinus da parte del gruppo l’Homme Armé nell’ambito del festival fiesolano AntiContemporaneo.

FIESOLE, 13 e 15 luglio – L’Homme Armé è un ensemble vocale-strumentale formatosi a Firenze negli anni Ottanta sotto la direzione di Fabio Lombardo, che nella sua trentennale attività ha dato vita a molti progetti ispirati alla musica antica. Dal 2008 il repertorio si è esteso ad un serrato confronto tra antico e moderno e ne è nata una rassegna dai tratti originali – che rappresenta un unicum in Toscana – dal titolo AntiContemporaneo che ogni anno esegue concerti che coniugano il repertorio antico con quello della musica del ‘900 avvalendosi anche di una prestigiosa collaborazione con Tempo Reale, istituzione fondata da Luciano Berio.

L’odierna IX edizione del Festival ha messo in scena, a distanza di due giorni, una sorta di mini-ciclo destinato a celebrare gli ottant’anni del compositore statunitense Steve Reich. Padre del minimalismo americano, Reich è oggi considerato il più autorevole compositore statunitense contemporaneo. A fronte di un’attività che si dipana lungo un arco di oltre mezzo secolo, la scelta si è concentrata su brani che mettono in luce la stretta relazione tra le opere ispirate al repertorio della musica antica. Il Novecento artistico è stato un secolo alla perenne ricerca dell’originalità. Lo stravolgimento delle grammatiche tradizionali – si pensi oltre alla musica alle arti figurative, coreutiche, plastiche – ha portato spesso ad una riproposizione di antichi moduli stilistici da riportare in vita secondo concezioni estetiche improntate alla modernità. Steve Reich intorno agli anni Novanta del secolo scorso sviluppò una particolare predilezione per gli stilemi compositivi di Magister Perotinus, uno dei due primi compositori della storia musicale occidentale di cui ci sia pervenuto il nome, attivo alla Scuola di Notre-Dame negli anni attorno al 1200. Un’affinità che, pur concentrandosi sulle stesse modalità compositive, muove (come è evidente dal millennio di separazione temporale) da esigenze del tutto opposte: se Perotinus fu l’artefice delle prime composizioni polifoniche e poliritmiche della storia musicale occidentale, Reich approda a quelle stesse modalità nel segno di una sorta di feticismo del particolare e di serializzazione di scarne cellule compositive.

Ne è un esempio Clapping music (1968) un brano che utilizza la poliritmicità fornita dal semplice battito delle mani: una cellula ritmica, sfasata progressivamente di una croma in un canone, ritorna poi al ripristino dell’omoritmicità iniziale. Il brano, dotato di un fascino archetipico e dal valore trasgressivo rispetto alla ritualità del concerto classico, è stato proposto dallo stesso direttore Fabio Lombardo insieme a Giovanni Biswas, Paolo Fanciullacci e Gabriele Lombardi, e nella sua scarna essenzialità ha potuto beneficiare della raccolta intimità del Chiostro Verde del monastero di Santa Maria Novella, illuminato dalla chiara luce crepuscolare di una dolce tramonto fiorentino. Clapping music si inseriva, in questo primo appuntamento del 13, quale fulcro di due brani di Magister Perotinus: Viderunt omnes e Sederunt principes (organa a 4 voci) eseguiti con grande perizia nell’adiacente Cappellone degli Spagnoli, luogo ideale anche per le rifrazioni acustiche che impreziosivano le belle voci dei solisti e davano lustro al fraseggio e all’agogica impressi dalla direzione di Fabio Lombardo.

La due giorni Reich-Perotinus è stata poi suggellata la sera del 15 da un concerto al Teatro Romano di Fiesole, suggestiva cornice per la messa a confronto di antico e moderno, con l’aggiunta di tre brani di Reich: Pendulum music, installazione per microfoni, altoparlanti e performers (con la regia di Francesco Canavese di Tempo Reale), e Drumming per quattro tamburi intonati, quest’ultimo brano eseguito dal Nextime Ensemble che si è poi unito all’Homme Armé in Proverb per 5 voci, 2 vibrafoni e due tastiere, brano che da solo vale come manifesto di una poetica, dichiaratamente ispirato ai maestri medievali di cui ricalca l’astrazione e l’iterazione di moduli ritmicamente traslati.

Spicca tra gli esecutori, messi a dura prova dal delicato meccanismo da orologio che impone precisione e coesione millimetrica, la brava Giulia Peri con le coprotagoniste Monica Benvenuti e Mya Fracassini sotto la direzione di Danilo Grassi improntata a una ben disegnata morbidezza e leggerezza di fraseggio. Insieme all’uso del canone, già sperimentato fin dagli anni ’60, Reich inserisce la tecnica dell’aumentazione dilatando le note dei tenori (nel nostro caso Paolo Fanciullacci e Giovanni Biswas), come un cantus firmus su cui i soprani intrecciano i loro canoni. La ripetizione ciclica della formula di Ludwig Wittgenstein – una citazione tratta dal volume di manoscritti inediti uscito in inglese col titolo Culture and Value e in italiano come Pensieri diversi: “How small a thought it takes to fill a whole life” – lega saldamente l’idea della ripetizione con quella dell’approfondimento, una sorta di mantra che in maniera misteriosa fa da ponte tra differenti stratificazioni spaziali e temporali.