29Novembre2026
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Museo di San Salvi, Via San Salvi 16, Firenze
I Concerti al Cenacolo – CONCERTO: Casanova a Levante/Albarello, De Zorzi, Russo, Frana
Musiche per un viaggio a Costantinopoli
Stefano Albarello, cetra, qānūn, chitarra barocca e direzione musicale
Giovanni De Zorzi, flauto ney
Gianfranco Russo, viola d’amore (sine keman)
Peppe Frana, liuti a manico lungo, tanbūr – colascione
musiche di Vivaldi, G.B.Martini, D.Cantemir e anonimi ottomani
Biglietto intero € 10
Ridotto fino a 30 anni € 5
Quando il giovane Giacomo Casanova, in preda alla disperazione e in lacrime comunicò la meta del suo obbligato allontanamento da Roma al Cardinale Acquaviva, non disse altro che: “Costantinopoli!”. Egli stesso confesserà di non essere stato consapevole del perché avesse scelto quella meta, né possiamo sapere se avesse perfetta cognizione di dove stesse andando e di cosa lo aspettasse. Ma certamente possiamo affermare che Costantinopoli non era un luogo recondito e ignoto, soprattutto ai veneziani; per
molti era un luogo dove poter cercare miglior fortuna, soprattutto dopo esser caduti prematuramente in disgrazia, come nel caso di Casanova.
Parte da questo episodio l’idea di creare una colonna sonora che accompagni Casanova diciannovenne nel suo viaggio e nel suo soggiorno nella Capitale dell’Impero Ottomano. Gli eventi di Lepanto e il successivo arresto dell’avanzata turca alle porte di Vienna da parte di Eugenio di Savoia avevano liberato l’Europa dalla “Grande Paura”. Si era consolidata una via per Costantinopoli e una sempre più libera opportunità di a!ari, viaggi e visite da parte degli europei. In questo periodo di particolare interesse
per il “mondo turchesco”, si incontrano in Occidente numerose composizioni musicali che includono brani o passaggi ispirati allo stile turco. Iniziano inoltre ad arrivare in Europa le trascrizioni di composizioni strumentali e vocali ottomane, così come la musica eurocolta inizia ad essere ascoltata a Costantinopoli. Anche gli strumenti musicali utilizzati, per questa e quella musica, influenzano reciprocamente i due mondi. Tra gli strumenti presentati in questo programma, vi è ad esempio la viola d’amore, adottata poi nel mondo ottomano col nome di sine keman. Viceversa dal vicino oriente giunse probabilmente un liuto a manico lungo da cui derivò il colascione, strumento rimasto in uso fino all’Ottocento. Sulla via del commercio e degli affari, scorrono echi d’oriente che riempiono i salotti e le piazze europee; le bande “giannizzere” suonano a Venezia senza incutere terrore tra la gente. Si scatena così una moda per le “turcherie” che lascerà in tutta la cultura europea testimonianze artistiche fino all’Ottocento.
Il programma di questa sera è pensato come una colonna sonora che accompagna Giacomo Casanova mentre si imbarca e sente risuonare nella sua mente echi nostalgici di una composizione di Vivaldi; lo immaginiamo lungo il viaggio entrare nei suoni della Grecia ottomana fino a giungere nella grande
Costantinopoli con la sua musica di corte. Le composizioni scelte sono più o meno coeve al suo viaggio e sono proposte seguendo il percorso della sua avventura. Si alternano musiche recuperate dai resoconti dei viaggiatori occidentali con quelle tramandate da fonti più aderenti alla cultura ottomana. Ad esempio le composizioni raccolte dal principe moldavo Dimitrie Cantemir che studiò, in cattività, l’arte musicale ottomana, trascrivendo e in parte componendo secondo quel gusto culturale. Tra le varie fonti vi sono inoltre alcuni nomi autorevoli della musica occidentale quali Padre Giovanni Battista Martini, di cui si conserva un cartiglio di variazioni del “ballo turco” che potrebbero essere state composte di sua mano su un modello preesistente. Si ritrovano anche melodie che mescolano sonorità dell’Est Europa a quelle dell’Anatolia, come quelle presenti nella raccolta Melodiarium di Anny Szirmay Keczer.
