I Concerti al Cenacolo-L’Homme Armé/Quel dolce foco

I Concerti al Cenacolo-L’Homme Armé/Quel dolce foco

Il madrigale nella Firenze del Cinquecento

In occasione della Festa della Toscana 2019

Ensemble L’Homme Armé

Rossana Bertini, soprano
Mya Fracassini, mezzosoprano
Andrés Montilla Acurero, tenore
Riccardo Pisani, tenore
Gabriele Lombardi, baritono

Fabio Lombardo, direzione

musiche di Philippe Verdelot, Jacques Arcadelt, Costanzo Festa, Francesco Corteccia

Ingresso libero

Tutte le iniziative si svolgeranno nel rispetto dei protocolli anti-covid. Sarà necessario l’utilizzo della mascherina e in tutti gli spazi verrà garantito il distanziamento sociale. A fronte della riduzione della capienza delle sale e per consentire una migliore organizzazione, è caldamente raccomandata la prenotazione per tutti gli eventi, compresi quelli ad ingresso libero.

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Giorno e Notte
Sebastiano Festa (ca 1490-1524)
O passi sparsi (1)

Philippe Verdelot (ca 1485-dopo 1530)
O dolce notte (2)
Divini occhi sereni (3)
Quanto sia lieto il giorno (4)

Madonna …
Jacob Arcadelt (1507-1568)
Ahimé, dov’è’l bel viso?

P.Verdelot 
Con l’angelico riso (3)
Madonna per voi ardo (3)
Madonna non so dir tante parole (5)

Fuoco (… inferno e paradiso)
P.Verdelot 
Amor io sento l’alma (4)

Costanzo Festa (ca 1480-1545)
Così soave’l foco (6)

Francesco Corteccia (1502-1571)
Fammi pur guerr’Amor (7)

J.Arcadelt 
Ver infern’e’l mio petto (7)

Dolcezza (la Sirena)
J.Arcadelt 
Chi potrà dir quanta dolcezza (7)
Quando col dolce suono (7)

Adrian Willaert (1490-1562)
Qual dolcezza giammai (8)

Tra Roma e Firenze
P.Verdelot 
Trist’Amarilli mia (9)

J.Arcadelt
Deh come trista esser dei (10)
Parole extreme (10)

P.Verdelot
Italia mia (7)

Nozze (tra Arno e Tevere)
C.Festa
Sacra pianta (8)

Hubert Naich (ca 1513-ca 1546)
Spargi Tebro (10)

J.Arcadelt
Ecco d’oro l’età pregiata (10)

Biagio Moschini (prima metà XVI sec.)
Ecco Signor il Tebro (11)

1. Canzoni, frottole e capitoli di diversi eccellentissimi musici composti … Libro primo de la croce, 1526
2. Il terzo libro de madrigali di Verdelotto …, 1537
3. Il primo libro de madrigali …, 1537
4. Il secondo libro de madrigali di Verdelotto …, 1537
5. Le dotte et eccellente compositioni de madrigali a cinque voci …, 1540
6. Il quarto libro di madrigali d’Archadelt …, 1545
7. Il primo libro di madrigali d’Archadelt …, 1539
8. De i madrigali di Verdelotto … a cinque voci, libro secondo, 1538
9. Di Verdelot tutti i madrigali del primo e secondo libro a quattro voci novamente ristampati, 1565
10. Il quinto libro di madrigali d’Archadelt … novamente ristampato, 1550
11. Musiche fatte per le nozze dello illustrissimo Duca di Firenze …, 1539

Il madrigale del Cinquecento è stato oggetto di una quantità cospicua di studi di carattere musicologico ma non di altrettanta attenzione in ambito concertistico, se non grazie a pochi gruppi (pochi in tutto il mondo) che tenacemente ne hanno esplorato i territori seppur con risultati diversi. I motivi possono essere diversi ma si potrebbe affermare che il madrigale è il genere musicale più lontano dai moderni modelli di ascolto. Un genere di musica nato in ambienti molto elitari, per lo più di corte o di palazzo, e che veniva fruito per lo più da persone colte. Ma la fruizione avveniva non solo ascoltando ma cantando in prima persona. In tempi recenti qualcuno è arrivato a paragonare la pratica del madrigale ad una sorta di gioco di società in cui quattro, cinque o più persone prendendo ognuno un libretto-parte si divertiva a scoprire, ascoltando, il risultato della sovrapposizione della propria parte con quelle degli altri.

Sull’origine della nascita di questo genere tra gli anni ‘20 e ‘30 ci sono varie ipotesi, alcune delle quali puntano l’attenzione sull’ambiente fiorentino e romano. In quegli anni al primo papa Medici, Leone X (morto nel 1521), era succeduto (dopo la brevissima parentesi di Adriano VI) un’altro papa Medici, Clemente VII, cugino di Leone X, dal 1523 al 1534. Si capisce quindi che tra le due città ci fosse un rapporto particolarmente intenso già da molti anni, con frequenti scambi politici e artistici, favoriti anche dalla posizione geografica. Ma, in un quadro politico piuttosto instabile e turbolento un avvenimento drammatico segna in modo indelebile quegli anni: il sacco di Roma avvenuto nel 1527, un episodio di inaudita violenza che colpisce materialmente e simbolicamente il cuore della cristianità. Dopo poco le truppe imperiali assediano Firenze che cade dopo una strenua difesa. Accordi segreti la risparmiano dal sacco (ma tocca a Prato e ad altre città subire il vandalismo). In questi frangenti il partito antimediceo, che da anni coltiva idee repubblicane, riesce a cacciare il potere medicee per la terza volta, dando vita a quella che sarà l’ultima repubblica fiorentina. Nel 1530, in seguito a nuovi accordi politici tra il papa e l’imperatore, i Medici ritornano a Firenze con la creazione del Ducato affidato ad uno dei peggiori rappresentanti della famiglia, Alessandro detto il moro, figlio illegittimo di Leone X. Epurazioni, gestione violenta del potere caratterizzano questa fase fino all’assassinio di quest’ultimo ad opera del cugino Lorenzino. Il ruolo di Duca viene quindi affidato a Cosimo: il potere mediceo si instaura definitivamente per quasi due secoli.

In un panorama così turbolento la musica e i musicisti subiscono inevitabilmente gli effetti di questa situazione. A Roma dopo la morte di Leone X la vita musicale entra in una fase di declino: Sebastiano Festa, uno dei musicisti principali della cappella papale muore nel 1524, altri, per esempio Carpentras, tornano in Francia. Rimane solo Costanzo Festa uno dei pochi compositori di rilievo almeno fino all’arrivo di Jacques Arcadelt negli anni ‘30. A Firenze la situazione è relativamente migliore. Philippe Verdelot vi si stabilisce agli inizi degli anni ‘20 come maestro di cappella ma nel 1528 la cappella di S.Giovanni viene sciolta (anche a causa della peste che arrivava dal nord). Le principali istituzioni musicali religiose vivono una fase di incertezze e forse anche per questo l’attività musicale si concentra maggiormente negli ambiti privati, di corte e di palazzo. É in questi ambienti che si sviluppa maggiormente il nuovo genere musicale del madrigale. A Firenze il circolo di persone che si ritrovano agli Orti Oricellari riunisce vari intellettuali tra cui i fratelli Strozzi, Ludovico Martelli e Machiavelli, e anche artisti e musicisti come Francesco Layolle e Philippe Verdelot. Dalla frequentazione tra quest’ultimo e Machiavelli nascerà una collaborazione artistica per la musiche delle commedie La Clizia e La Mandragola (O dolce notte, Quanto sia lieto il giorno). Si può anche immaginare che  in quest’ambiente sia nato il famoso madrigale Italia mia, ben che’l parlar sia indarno, che rinnova nei contenuti più che nello stile l’invocazione accorata del testo di Petrarca. Negli anni ‘30 Arcadelt metterà in musica alcune poesie di Michelangelo Buonarroti, forse su mediazione dell’amico Luigi Del Riccio . E forse sotto lo stimolo di un ambiente mediceo più moderato potrebbero essere nati madrigali come Deh, come triste dei esser o Parole estreme che sembrano riflettere sui disastri dell’incertezza politica italiana e sulle terribili conseguenze sulla città.

Ma il terreno più prolifico del madrigale è quello della poesia amorosa, all’interno della quale lo stile madrigalistico cerca di definire una infinita varietà di affetti diversi. Soavità, ardore, dolcezza, asprezza, pace e guerra sono solo alcune degli affetti che maggiormente si trovano. In alcuni casi, forse più frequenti di quanto realmente conosciamo, i testi e i brani erano pensati per una donna particolare, non solo l’amata. Quando col dolce suono e Quanta dolcezza giammai sono dedicati ad una cantante straordinaria, Polissena Pecorina, la cui voce era talmente soave da sedurre tutti coloro che l’ascoltavano, novella Sirena. La cantante e cortigiana era la prima donna dell’accademia che si riuniva in casa di Neri Capponi a Venezia, riunendo molti fuoriusciti fiorentini dopo l’ultimo ritorno dei Medici.

Ma nel corso degli anni il madrigale acquista anche funzioni cerimoniali, così come era avvenuto precedentemente con il mottetto, in particolare in occasione di matrimoni regali: è il caso di Sacra pianta, probabilmente composto per il matrimonio di Alessandro il Moro con Margherita d’Austria (1536); di Spargi Tebro e Ecco d’oro l’età pregiata per le seconde nozze di Margherita con Ottavio Farnese, duca di Parma (1538), o di Ecco signor il Tebro composto per i solenni festeggiamenti per le nozze di Cosimo de’Medici con Eleonora di Toledo (1539). Dagli anni ‘40 a Venezia, il centro dell’editoria musicale italiana, verrà pubblicato un numero cospicuo di raccolte madrigalistiche che diffonderanno il genere in tutta la penisola e oltralpe. Il baricentro della produzione madrigalistica si sposterà altrove, nelle accademie veneziane e romane, nelle corti di Ferrara, Mantova, Napoli. Ma il laboratorio fiorentino, apparentemente in declino, partorirà sul finire del secolo altre importanti novità.

17Ottobre2020

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Certosa di Firenze, Via della Certosa 1, Firenze

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